La città nell’epoca della globalizzazione

La città contemporanea sta, al suo interno, profondamente cambiando e trasformandosi, a causa di una molteplicità di processi che comunemente vengono indicati sotto il nome di globalizzazione (sviluppo di flussi globali transnazionali, stiramento degli spazi di riferimento, ibridazione culturale ecc.). Questi processi, che sono sì globali, si insinuano però nel “locale”, influenzando profondamente la realtà cittadina.

In questo breve articolo, ci si limiterà ad analizzare tre importanti processi attualmente in corso.

Il primo è quello della crisi del welfare state, crisi che porta a una ridefinizione della politica cittadina. Con la fine del welfare state, i cittadini hanno visto venir meno una serie di aspettative e garanzie e si è così creato un panorama caratterizzato da rischio, pericolo ed insicurezza. Contemporaneamente le città stanno avendo grossi problemi di integrazione sociale e aumentano sempre di più fenomeni di esclusione sociale e povertà: per esempio negli ultimi decenni sono aumentati i senza dimora in tutte le principali città europee.

All’aumento di queste problematiche non corrisponde però un aumento delle politiche sociali, ma anzi una diminuzione delle stesse, dovuta all’arretramento dello stato. Si assiste quindi a un paradosso: le amministrazioni cittadine, proprio nel momento in cui dovrebbero maggiormente intervenire per rispondere ai bisogni dei propri cittadini, si trovano sempre più in difficoltà dal punto di vista economico e sono costrette a dipendere economicamente da aiuti esterni (stato, regioni ecc.) e a non riuscire a soddisfare le richieste dei propri cittadini.

A fronte di questa crisi economica, che devono affrontare i governi delle città, si sta sempre più imponendo una politica dei Grandi Eventi: le amministrazioni comunali cercano di far svolgere nella propria città determinati eventi in modo che arrivino benefici economici che possano dare respiro alle casse comunali e che possano quindi migliorare la situazione cittadina. Spesso infatti le città cercano di accaparrarsi occasioni come meeting mondiali (basti pensare al G8 di Genova), celebrazioni particolari ed eventi sportivi per poter attuare politiche che altrimenti naufragherebbero per mancanza di soldi. Ma questa politica ha i suoi aspetti negativi: infatti la festivalizzazione della politica urbana rimane ancorata a un micromarketing che rischia di escludere qualsiasi visione strategica di lungo periodo e di più ampia portata. In questo senso le amministrazioni che inseguono i Grandi Eventi si condannano a una perenne rincorsa di occasioni simili.

Altro processo in corso è l’aumento della polarizzazione sociale ed economica all’interno della città. La nuova struttura delle attività economiche ha modificato l’organizzazione del lavoro dando luogo a una polarizzazione dei lavori e dei redditi: vi è una forte concentrazione, soprattutto nei lavori del settore terziario in più in rapida espansione, di mansioni che si collocano ai due estremi opposti della fascia retributiva. Rispetto al passato, i settori attualmente in crescita mostrano una maggiore tendenza ad offrire posti di lavoro o ad alto reddito o a basso reddito. Questo porta a una parziale erosione del ceto medio: erosione che è maggiormente marcata nelle città americane e terzomondiali ma meno in quelle europee (anche se ricerche recenti hanno mostrato che, a parte grandi città come Londra e Parigi, il fenomeno di erosione del ceto medio è attualmente in corso anche in Europa).

Terzo punto interessante è quello dello sviluppo di politiche securitarie. Come conseguenza della paura diffusa e della domanda di sicurezza, le città stanno diventando sempre più controllate e sempre più persone (soprattutto in America, meno in Europa) preferiscono andare a vivere in comunità-fortezza protette da telecamere e controllate da vigilantes privati. La paura dominante porta gli individui ad alzare barricate, riempire le vie di telecamere, a prendere lezioni di autodifesa ecc.

Le politiche di sicurezza, che non sono altro che gigantesche campagne d’ordine che hanno come obiettivo quello di ripulire la città dalle categorie indesiderate, stanno facendo proprio il concetto di tolleranza zero, criminalizzando le classi più povere e marginali in quanto tali.

In conclusione, le amministrazioni cittadine sono ora davanti ad un bivio: o cercare di mantenere le città quello che sono sempre state, e cioè un luogo dove incontrarsi e confrontarsi, oppure rendere le città dei veri e propri “campi di battaglia”, dove l’unica dimensione di contatto è lo scontro e dove la paura e la divisione spaziale la fanno da padrone.

Questo articolo raccoglie alcune suggestioni e alcuni spunti presenti nel libro: L. Longoni, G. Solano, B. Baggiani (a cura di) (2012), La città nell’epoca della globalizzazione, Aracne Editrice, Roma.

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