Emancipazione: ritrovare il soggetto della teoria critica

Che cos’è “sentirsi liberi”: raggiungere un equilibrio tra desideri, immaginazione e capacità di agire. L’immaginazione non deve superare i desideri reali e nessuno dei due deve oltrepassare la capacità di agire.

Tale equilibrio può quindi essere raggiunto e preservato in due modi diversi:

  1. Ridimensionando i desideri e/o l’immaginazione
  2. Ampliando la propria capacità di agire

Possiamo porre una distinzione tra libertà soggettiva e libertà oggettiva (e conseguentemente tra un’esigenza di emancipazione soggettiva ed una oggettiva):

un uomo può percepirsi come “libero” anche se la sua condizione è lungi dall’essere oggettivamente “libera” e soddisfacente. Ciò per due possibili motivi:

  1. Inconsapevolezza, mancanza di autoriflessività: uomo giudice incompetente della propria condizione, che necessita di essere guidato, indotto o costretto ad avvertire l’esigenza di essere “oggettivamente libero”
  2. Paura: l’uomo rifiuta di essere libero a causa delle sofferenze che l’esercizio della libertà può infliggere.

Ciò dà sostanza al dilemma centrale della modernità:

La libertà è una benedizione o una maledizione???

La gente comune non è pronta per la libertà oppure “preferisce non sentire” la verità, ossia non conoscere?

Benedizione (Hobbes, Durkheim): solo con il contratto sociale l’uomo è veramente libero da se stesso e dalla sua natura altrimenti ferina. Per superarla ci si rimette alla grande razionalità della società. Si diventa così dipendenti dalla società, ma è questa una dipendenza liberatrice. La libertà non può essere conquistata in opposizione alla società.

Maledizione: tormenti interiori, agonia dell’indecisione, responsabilità della scelta e dell’azione.

Ci si abbandona alla razionalità dell’organizzazione sociale, alle sue routines e ai suoi modelli standard per evitare il dubbio ed il rischio, per esorcizzare la paura. La responsabilità diviene più sostenibile per tutti, poiché ricondotta entro schemi di calcolo razionale dell’esito dell’azione. La società moderna fa della libertà un bene di massa perché omogeneizza tutti gli individui al grado di soggetti di diritti di libertà.

Ruolo del potere politico, dello Stato moderno: depositario ultimo della responsabilità di garanzia dell’uguaglianza dei diritti di libertà.

Contraddizioni della modernità solida (che informano il pensiero critico): per controllare ed organizzare l’erogazione e la garanzia della libertà de jure, il potere va ad agire all’interno di spazi chiusi, solidi, che finiscono per ingabbiare la libertà de facto degli individui (l’autocostituzione). Endemica tendenza al totalitarismo della modernità solida.

Obiettivo del pensiero critico alla modernità solida: frammentare e neutralizzare le forme, gli spazi chiusi costituiti dalla società moderna per “liberare l’uomo”, renderlo autonomo e libero di scegliere. Emancipazione come diritto ad essere e restare diversi, cioè come diritto alla resistenza all’omogeneizzazione. E’ una critica che svuota di significato lo spazio pubblico, perché vuole affrancarsi da esso. Pone l’accento sulle peculiarità dell’individuo, che non può che ritrovarsi, come Adorno, in un “inviolabile isolamento”. Inutilità ai fini politici della filosofia, contrapposizione dialettica tra vita contemplativa e vita activa: la scelta appare sempre quella tra una verità destinata a rimanere impotente (l’esilio) e un’azione efficace destinata a tradire la verità (successo terreno delle idee che conduce inevitabilmente ad una loro trasformazione in dominio. Stato che assume forma tirannica).

Ruolo del potere politico nella modernità liquida: crollo dell’efficacia e della validità delle forme solide, passaggio della responsabilità della garanzia della libertà dalle istituzioni al singolo individuo, il quale però continua a disperare della propria condizione de facto, malgrado il suo status de jure.

Pensiero critico nella modernità liquida: l’individuo sente di non essere in grado, da solo, di emanciparsi dai vincoli che ne inibiscono i desideri e l’immaginazione. Si sente formalmente libero, ma poi frustrato nel non poter dare materiale concretezza a questa libertà attraverso le scelte e le azioni. Carico della responsabilità destinale di se stesso, l’individuo si autocritica, sentendosi impotente. Tale critica, non essendo rivolta alla struttura della società – salvo che nell’espressione di un effimero malcontento – può essere placidamente accolta da quest’ultima, che, non colpita, rimarrà illesa ed immutata, persino rafforzata.

Sostanziale continuità tra modernità solida e liquida: squilibrio tra desideri e/o immaginazione e capacità di agire individuale, ossia una discrasia tra la condizione degli individui de jure e la loro possibilità di diventare individui de facto, ossia essere realmente padroni del proprio destino e compiere le scelte realmente desiderate.

Ma allora cosa è cambiato?

Bauman fa sua la posizione di Elias, mutuata con quanto sostenuto da Beck. superamento dell’opposizione società/individuo.

Società ed individuo sono legati da una relazione d’interdipendenza reciproca: la società plasma l’individualità dei suoi membri e gli individui danno forma alla società tramite le loro azioni vitali ed il perseguimento di strategie plausibili e fattibili all’interno della rete socialmente costruita della loro dipendenza. Società come incessante e perennemente mutevole processo di individualizzazione. Il processo di individualizzazione è un aspetto perpetuo e continuo di un’ossessiva e compulsiva opera di modernizzazione.

L’individuo è un prodotto della modernità, è un destino, non una scelta.

Ciò che è cambiato, allora, è il contesto sociale che plasma l’individuo e ne condiziona l’azione ed i margini di libertà: venuta meno la validità delle forme moderne, rischi e contraddizioni intrinseci alla vita sociale sono rimasti immutati, mentre il dovere e la necessità di affrontarli sono stati individualizzati. Rispetto alla modernità solida, la modernità liquida presenta un divario maggiore tra il diritto di autoaffermazione e la capacità di controllo degli ordinamenti sociali che rendono tale autoaffermazione fattibile o irrealistica. (perdita di controllo)

E’ scomparsa la Politica e l’azione regolatrice delle istituzioni statali, ossia vi è una presa di distanza dei governanti rispetto ai governati (abbandono del Panopticon), che si ritrovano costretti a governarsi da soli. Allo stesso modo è scomparso l’(s)oggetto contro cui si scagliava il pensiero critico della modernità solida.

Che fare? Il nuovo compito della teoria critica nell’era della modernità liquida: proprio perché non è possibile un’emancipazione contro o fuori la società e non c’è modo di eliminare i rischi e le contraddizioni insiti nella vita sociale (che potranno solo mutare, ma mai scomparire del tutto), per ridurre il divario tra libertà de jure e libertà de facto è necessario ripristinare la Politica, ossia far nuovamente funzionare lo spazio all’interno del quale gestire la responsabilità di governo delle esigenze ed azioni individuali. Lo spazio pubblico diviene il luogo ove convogliare le singole libertà de jure, le singole capacità di affermazione dell’uomo individualizzato, per conquistare una reale autocostituzione. Nell’agorà l’individuo torna ad essere cittadino, ossia a tradurre, attraverso la Politica, i problemi privati nella lingua dei temi pubblici. Così si potrà avere un potenziamento della capacità collettiva di agire, in grado di ripristinare l’equilibrio con l’immaginazione ed i desideri individuali.

La “teoria critica rivisitata” ricongiunge l’individuo de jure con l’individuo de facto, riducendo la distanza abissale tra idea e pratica, vita contemplativa e vita activa.

Il nuovo filosofo è colui che non può fare a meno della storia, poiché la storia è la realizzazione della filosofia. La filosofia trova la sua verifica storica nell’accettazione e nel riconoscimento, che vede le parole dei filosofi trasformarsi nella carne della polis. Il telos e la dimostrazione ultima della filosofia è il riconoscimento.

Lo scopo delle azioni dei filosofi non sono i filosofi stessi e il loro pensiero, ma il mondo in quanto tale. Non scendere a patti con la politica non corrisponde solo ad un tradimento del mondo esterno, ma della stessa filosofia.

L’autoaffermazione non è contro l’ordinamento sociale, ma è posta dall’ordinamento sociale. Appropriandosi del controllo dell’ordinamento sociale l’individuo-collettivo riprende in mano il proprio destino e può forgiare la realtà sulla base dei propri desideri e/o immaginazione. L’emancipazione si realizza nell’oggettivizzazione della libertà soggettiva, attraverso il controllo di quegli ordinamenti sociali in grado di inverare la rappresentazione della libertà desiderata/immaginata.

E’ una nuova forma, un nuovo solido, un nuovo spazio chiuso, un nuovo contratto sociale, una nuova modalità di controllo.

Allo stato attuale, purtroppo, la scomparsa dello Stato quale controllore di ultima istanza ha privato di (s)oggetto la critica teorica. Siamo di fonte ad un impasse che Bauman non indica esattamente come superare, ammettendo come si tratti di “un territorio nuovo e non ancora esplorato a fondo, per molti versi una terra incognita” (p.44).

Obiezioni critiche all’impostazione proposta da Bauman:

  • Non accettabilità del dilemma tra filosofia e politica, ossia dell’inevitabile contraddizione che vedrebbe le idee destinate a trasformarsi in dominio al momento della loro realizzazione terrena (non si opera alcun discernimento tra il concetto di disvelamento e quello di verità). Bauman, oltretutto, lo risolve riconducendolo alla tirannia dello Stato. Dato che nella modernità liquida le istituzioni statali hanno perso di mordente, il rischio di deragliamento totalitario cesserebbe di esistere. Ritenere che nel passato questo medesimo pericolo non si corresse solo perché gli individui avevano orecchie maggiormente disposte all’ascolto della verità rispetto ad oggi è alquanto discutibile.
  • Problema del “ritorno nella caverna” per Platone (p. 38): per il greco, colui che riesce ad emanciparsi dalle catene che lo costringevano a fissare le ombre all’interno dell’antro della caverna non può fare a meno di tornarvi, una volta conosciuto il Bene del Sole. Egli, infatti, dopo la prima conversione, si determina a operare una seconda, ovvero quella del rientro nel mondo malato, “ove il suo compito d’illuminato dalla luce solare gl’impone di comunicare la visione del mondo esterno ai vecchi compagni prigionieri.” Questa la preoccupazione del vero filosofo per la sua città: “l’uomo che si è salvato e che ha compreso per sé, deve tornare a salvare gli altri (cit. da Lami, G., Tra utopia e utopismo).
  • Dialettica negativa di Adorno come circolarità soggettivistica: “pensare è ciò che fa di noi degli esseri umani, ma è l’essere umani che ci fa pensare”. Destino della teoria critica a rimanere “priva di soggetto”: in realtà rimane priva di oggetto (lo Stato) non tanto perché esso è davvero scomparso, ma poiché non è più in grado di vederlo, avendolo inglobato. Scompare il territorio in Foucault e anche Bauman lascia trasmigrare le anime dei governanti in uno spazio extra-territoriale.
  • Discutibile tutta l’assunzione circa la “scomparsa” dello Stato…c’è solo una trasformazione nella forma e nella sostanza della sovranità. Quella stessa trasformazione che conduce alla biopolitica ed alla governamentalità, ossia all’individuo-soggetto che è assoggettato a se stesso (originario significato del dispositivo del Panopticon, non “allontanamento e deresponsabilizzazione dei governanti”). L’immagine della società come rete riflette la concezione di potere di Foucault, che infatti vedeva nella nascita dello Stato moderno il principio del processo di assoggettamento dei soggetti, prima semplicemente sudditi sottoposti al sovrano. Con l’avvento del soggetto di diritto, l’individuo può simultaneamente dominare ed essere dominato, a seconda del punto nello spazio che si ritrova ad occupare.
  • Visione totalitaria nella soluzione di emancipazione prospettata da Bauman: aumento della capacità di azione come superpotenziamento della volontà di potenza del soggetto-collettivo, risultante dall’addizione quantitativa delle singole volontà di potenza dei soggetti che si assembrano nello spazio pubblico. Tale soggetto super-potente è in grado, grazie al controllo della verità fornitole dalla nuova teoria critica, di rendere sempre più simile il mondo esterno a quelli che sono i propri desideri e/o immaginazione, ossia a piegare, prometeicamente la realtà alla propria rappresentazione (ancora mancata distinzione tra disvelamento e verità). Malgrado ciò, Bauman riconosce l’attuale impotenza della nuova teoria critica di fronte alla scomparsa del proprio “soggetto”. Non è forse questa espressione della natura nichilistica propria del postulato soggettivistico che è a suo fondamento (lo stesso di Adorno…dunque nessuna differenza tra questa teoria critica e quella della modernità solida). Ma questa superpotenziata volontà/capacità di agire è davvero efficace a livello Politico?
  • Carattere intrinsecamente messianico di quanto proposto da Bauman (p. 19): se la modernità è totalitaria in quanto in perenne movimento, costantemente impegnata nella “fusione delle forme solide”, egli decide di fondere la metaforma liquida per ricreare una nuova forma – il nuovo contratto sociale – che altro non è se non un ritorno ad una presunta condizione di purezza originaria. Una purificazione in vista dell’accelerazione. Mito della trasparenza finale espresso da Adorno (p. 36: consapevolezza soggettiva come trasparenza del condizionamento, ingenuità come non-trasparenza del condizionamento).
  • Nessuna differenza qualitativa tra modernità solida e liquida:
    • Contrapposizione dialettica fluido/solido che si porta dietro il postulato nietzschiano della “forma che blocca la vita” (la “tragedia” di Simmel: vita come fluire incessante, produzione di forme in cui questo fluire si fissa. In ciascuna di queste forme la vita si esprime, ma allo stesso tempo si rapprende. La vita stessa non può essere compresa che sulla base di simboli, categorie e raffigurazioni che, nella misura in cui costituiscono una fissazione della vita stessa le si contrappongono, o la riducono, e mancano di afferrarla, condannandosi al proprio superamento. Apollo vs Dioniso, che in realtà esprimono entrambi due momenti necessari che scaturiscono da una medesima matrice, la mania, vedi Colli, G., La nascita della filosofia);
    • Contrapposizioni dialettiche che vengono poste e superate continuamente;
    • Ideologia soggettivistica alla base della conoscenza: superpotenziamento della volontà di potenza, eterno ritorno all’uguale, nichilismo, visione totalizzante-totalitaria (Heidegger, M., Il nichilismo europeo).
    • Messianesimo come radicale assoggettamento alla logica dello Stato moderno: movimentazione totale di tutti gli enti disponibili (Jünger).
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Una risposta a Emancipazione: ritrovare il soggetto della teoria critica

  1. Suzaku ha detto:

    Esprimo compiacimento per questo piccolo saggio di totalismo politico-religioso, decisamente inattuale…

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